lunedì 12 ottobre 2009

L'arco di un respiro

Siedo in un prato, il cielo è nuvolo e carico di pioggia.
Inspiro aria umida e fresca.
Odore di muschio e licheni, visioni di abeti e pini che svettano assetati ma pazienti.
Una goccia, due.... ticchettio d’acqua; profeta della tempesta.
Ed eccola infine goccia su goccia, inevitabilmente attrata a terra, la pioggia mi bagna la fronte.
Alzo gli occhi ma è difficile scorgere il cielo, eppure nei vuoti della sue tante lacrime miro le innumerevoli tonalità del grigio, del viola e del blu, ed ogni tanto uno sprazzo di bianco balena per aggiungere contrasto allo scuro sfondo di questo teatro.
Non posso non bagnarmi, e allora aspetto che la pioggia passi ed il sole l’asciughi. Un cielo azzurro seguirà e di nuovo uno nero lo inseguirà, gocce cadranno ed io starò a guardare.
Io cadrò ed il mondo rimarrà a guardare, il mondo cadrà ed io lo guarderò.
C’è chi si danna per lo scorrere della pioggia, chi si turba per il calore del sole, io invece ne scrivo i colori e lascio i giudizi scivolare nel baratro della memoria....così mi volto ed espiro l’afa delle mie illusioni.

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