Luci gialle si sposano con l’arancio, e la notte ighiotte gli angoli delle chiese.
Scorre, il tempo..scorre il granitico ricordo di questo paesaggio.
Si volta a guardarsi indietro, riccioli neri confusi ne precedono il viso, mi chiedo chi stia guardando, inseguo i suoi occhi sperando nell’incontro di un interlocutore. Guardo ancora cerco le linee della vista ma cadono nel vuoto- e scosso penso – a chi rivolge quei suoni, chi interroga ? finalmente il senso della misura sembra trovare appagamento nella figura di due passeggeri di quel vecchio marciapiede, e cosi in ansia, aspetto la loro risposta.
I due camminatori si guardano interrogativi, non conoscono quello sguardo scuro; il senso della maniera cade, ed io mi angoscio.
Nel mentre di un instante, vedo le parole di quell’ombra cadere nel vuoto denso del buio, il suono si disperde senza risposta mentre i suoi occhi si rivolgono in se stessa. Nessuno risponde, eppur lei chiede. Ancora una volta i riccioli anticipano il movimento di un volto senza ombre, e le gambe che sostengono la solitaria figura la traposportano dove non c’è traguardo, in movimento eppur immobile, interlocutrice introppolata.
mercoledì 28 ottobre 2009
lunedì 12 ottobre 2009
Godfellas
Bender: You know, I was God once.
God: Yes, I saw. You were doing good, until everyone died.
God: Bender, being God isn't easy. If you do too much, people get dependent on you, and if you do nothing, they lose hope. You have to use a light touch. Like a safecracker, or a pickpocket.
Bender: Or a guy who burns down a bar for the insurance money!
God: Yes, if you make it look like an electrical thing. When you do things right, people won't be sure you've done anything at all.
God: Yes, I saw. You were doing good, until everyone died.
God: Bender, being God isn't easy. If you do too much, people get dependent on you, and if you do nothing, they lose hope. You have to use a light touch. Like a safecracker, or a pickpocket.
Bender: Or a guy who burns down a bar for the insurance money!
God: Yes, if you make it look like an electrical thing. When you do things right, people won't be sure you've done anything at all.
L'arco di un respiro
Siedo in un prato, il cielo è nuvolo e carico di pioggia.
Inspiro aria umida e fresca.
Odore di muschio e licheni, visioni di abeti e pini che svettano assetati ma pazienti.
Una goccia, due.... ticchettio d’acqua; profeta della tempesta.
Ed eccola infine goccia su goccia, inevitabilmente attrata a terra, la pioggia mi bagna la fronte.
Alzo gli occhi ma è difficile scorgere il cielo, eppure nei vuoti della sue tante lacrime miro le innumerevoli tonalità del grigio, del viola e del blu, ed ogni tanto uno sprazzo di bianco balena per aggiungere contrasto allo scuro sfondo di questo teatro.
Non posso non bagnarmi, e allora aspetto che la pioggia passi ed il sole l’asciughi. Un cielo azzurro seguirà e di nuovo uno nero lo inseguirà, gocce cadranno ed io starò a guardare.
Io cadrò ed il mondo rimarrà a guardare, il mondo cadrà ed io lo guarderò.
C’è chi si danna per lo scorrere della pioggia, chi si turba per il calore del sole, io invece ne scrivo i colori e lascio i giudizi scivolare nel baratro della memoria....così mi volto ed espiro l’afa delle mie illusioni.
Inspiro aria umida e fresca.
Odore di muschio e licheni, visioni di abeti e pini che svettano assetati ma pazienti.
Una goccia, due.... ticchettio d’acqua; profeta della tempesta.
Ed eccola infine goccia su goccia, inevitabilmente attrata a terra, la pioggia mi bagna la fronte.
Alzo gli occhi ma è difficile scorgere il cielo, eppure nei vuoti della sue tante lacrime miro le innumerevoli tonalità del grigio, del viola e del blu, ed ogni tanto uno sprazzo di bianco balena per aggiungere contrasto allo scuro sfondo di questo teatro.
Non posso non bagnarmi, e allora aspetto che la pioggia passi ed il sole l’asciughi. Un cielo azzurro seguirà e di nuovo uno nero lo inseguirà, gocce cadranno ed io starò a guardare.
Io cadrò ed il mondo rimarrà a guardare, il mondo cadrà ed io lo guarderò.
C’è chi si danna per lo scorrere della pioggia, chi si turba per il calore del sole, io invece ne scrivo i colori e lascio i giudizi scivolare nel baratro della memoria....così mi volto ed espiro l’afa delle mie illusioni.
domenica 11 ottobre 2009
Prigionieri della Deformazione Metaforica (di Roberto Quaglia)
http://www.fantascienza.com/delos/delos46/stocast.html
Secondo Robert Sheckley, per troppo tempo ormai Roberto Quaglia non è stato famoso. Secondo Ugo Malaguti, è un genio. Roberto Quaglia, ovvero il rappresentante della fantascienza del nostro Paese più famoso all'estero e più sconosciuto in Italia, continua a fare tante domande e a rifiutare tutte le risposte.
La cosa più importante nella vita di ognuno è la Deformazione Metaforica. La Deformazione Metaforica non è una osteopatia, né una malattia etnica, né una posizione del kamasutra. La Deformazione Metaforica fu inventata all'origine dei tempi da chissà chi, e con tutta probabilità non si trattava di un essere umano. E a darle il nome che stiamo usando fu il grande Robert Sheckley nel suo ottimo romanzo Scambio Mentale (Mindswap).
La Deformazione Metaforica è quella curiosa necessità che gli esseri viventi hanno di comprendere una cosa solo in quanto analoga di qualcos'altro, in pratica di capire una cosa per l'altra. Tutte le volte infatti che ci troviamo di fronte all'ignoto, ovvero a qualsiasi cosa che non conosciamo, ai destabilizzanti effetti dell'ignoranza consapevole preferiamo quasi sempre il confortante ripiego di un'allucinazione amichevole. La Deformazione Metaforica serve infatti a trasformare tutto ciò che giustamente non capiamo in qualcosa che erroneamente crediamo di capire. Un'allucinazione amichevole, appunto.
Si sbagliano tutti, ovunque, a qualsiasi riguardo. Sono tutti preda della Deformazione Metaforica, ma non lo sanno. Se lo sapessero, si sbaglierebbero in maniera diversa. E' infatti impossibile sfuggire alla Deformazione Metaforica. Pure gli Illuminati dalla Bibita della Rivelazione (coloro che le parole di Sheckley un dì benedissero a caso) sono preda di questa belva impietosa che per definizione mai risparmia alcun cervello. Provate a pensare a qualcosa, e a spiegare a voi stessi che cosa tal cosa mai sia e significhi. Gira che ti rigira, vi ritroverete a spiegare a voi stessi che quella cosa ha le caratteristiche di qualcos'altro. Non riuscirete mai a trovare niente che abbia significato in sé (e che lo mantenga per più di qualche minuto). In qualsiasi cosa dovrete sempre trovarci le caratteristiche di qualcos'altro. Dopo un po', proseguendo a ragionare, arriverete a sostenere che qualsiasi cosa è in realtà tutt'altra cosa. Ecco i diabolici effetti della Deformazione Metaforica.
La nostra mente si regge su di una bizzarra architettura metaforica. I nostri strumenti sensori ed il nostro cervello non sono in grado di percepire la Realtà (con la erre maiuscola). Essi non riescono ad andare oltre ad un rapporto improprio con la realtà con la erre minuscola - il minimo necessario per sopravvivere. Tutto ciò si traduce in un'allucinazione costante e mutevole. Costante, perché sempre e comunque di allucinazione si tratta. Mutevole, perché al nostro cervello non basta essere sempre in errore. Il nostro cervello pretende anche di riconfigurare continuamente le peculiarità dell'errore adattandole alle proprie mutanti convenienze. In parole povere, anzi, poverissime, tutti sempre e comunque cambiano opinione su tutto a seconda delle proprie convenienze del momento. Il che, anche se estremamente pratico, è non meno disgustoso agli occhi di chi abbia l'hobby di notare le oscenità altrui (le oscenità proprie non sono mai poi così oscene, e diventano un hobby solo per chi va dallo psicanalista).
Vittime della Deformazione Metaforica, molti individui si convincono di essere le persone che credono di essere. Per scongiurare di accorgersi dell'errore, volentieri si vantano della propria presunta identità - in realtà frutto allucinatorio della metafora che essi devono usare nella loro mente per smettere di porsi il problema di cosa essi invece siano in realtà. La Deformazione Metaforica è quindi un utile corroborante dell'identità, ed in massicce dosi genera addirittura l'identità professionale. Ovunque è un brulicare di umani convinti di essere la professione che esercitano per campare. Tale è la distorsione che la Deformazione Metaforica esercita sulla realtà percepibile, che si giunge a sbandierare la professionalità quale virtuoso modello esistenziale di riferimento. C'è gente che a tal punto si convince di essere un avvocato, che non riesce ad evitare di chiedere la parcella anche agli amici. Vedendo loro stessi come l'analogo (o meglio la metafora) degli avvocati loro colleghi, a tal punto la Deformazione Metaforica modifica la loro interpretazione di sé che essi finiscono per confondere irreversibilmente la propria persona con il professionista che fingono di essere. La massima professionalità corrisponde infatti a quella finzione estrema in cui il soggetto dimentica completamente di essere solo un essere umano. Tutto ciò vale naturalmente per tutte le categorie professionali, partendo dalle più nobili - come le puttane e i politici - fino alle più ignobili - come i medici e i giornalisti.
Ma la Deformazione Metaforica ha mille facce, e non tutte così tragiche. La maggior parte, anzi, sono per lo più ridicole. Non possiamo qui elencarle tutte, anche perché nessuno ci paga (noi a scrivere e voi a leggere). Quindi faremo un esempio soltanto.
Ci sono esseri umani che si convincono di essere scrittori. Quindi scrivono. In virtù della Deformazione Metaforica, essi sono davvero convinti di codificare in ciò che scrivono i significati desiderati. Tuttavia, chiunque legga qualsiasi libro, finirà per allucinare in esso solo quei significati che già gli stanno covando in mente. La Deformazione Metaforica impone che ognuno sempre e ovunque comprenda una cosa per l'altra. Quindi nessuno scrittore può davvero comunicare ciò che vuole a chi lo legge. Altrimenti i bei libri piacerebbero a tutti e nessuno leggerebbe i libri brutti. In realtà, come sappiamo, è vero il contrario. La gente legge per lo più libri brutti, e se legge libri belli lo fa per sbaglio. In genere, la sedicente élite intellettuale riconosce infatti per bello un libro solo molti decenni (o secoli) dopo che è stato scritto. Ci vuole allora molto tempo per comprendere la bellezza di un opera? No. Ci vuole molto tempo prima che la sedicente élite intellettuale inizi a credere nella bellezza di un opera. Più della comprensione al mondo vale infatti la fede, e pure questo, se andiamo a vedere, è ascrivibile all'imprescindibile meccanismo della Deformazione Metaforica.
Vi ho sconcertati? Dopo tutto questo spreco di parole non avete ancora capito cosa sia la Deformazione Metaforica? Vi consolerò. Non l'ho capito neanch'io. Ma ho compreso che c'è e che ne siamo chissà perché tutti prigionieri per sempre.
Secondo Robert Sheckley, per troppo tempo ormai Roberto Quaglia non è stato famoso. Secondo Ugo Malaguti, è un genio. Roberto Quaglia, ovvero il rappresentante della fantascienza del nostro Paese più famoso all'estero e più sconosciuto in Italia, continua a fare tante domande e a rifiutare tutte le risposte.
La cosa più importante nella vita di ognuno è la Deformazione Metaforica. La Deformazione Metaforica non è una osteopatia, né una malattia etnica, né una posizione del kamasutra. La Deformazione Metaforica fu inventata all'origine dei tempi da chissà chi, e con tutta probabilità non si trattava di un essere umano. E a darle il nome che stiamo usando fu il grande Robert Sheckley nel suo ottimo romanzo Scambio Mentale (Mindswap).
La Deformazione Metaforica è quella curiosa necessità che gli esseri viventi hanno di comprendere una cosa solo in quanto analoga di qualcos'altro, in pratica di capire una cosa per l'altra. Tutte le volte infatti che ci troviamo di fronte all'ignoto, ovvero a qualsiasi cosa che non conosciamo, ai destabilizzanti effetti dell'ignoranza consapevole preferiamo quasi sempre il confortante ripiego di un'allucinazione amichevole. La Deformazione Metaforica serve infatti a trasformare tutto ciò che giustamente non capiamo in qualcosa che erroneamente crediamo di capire. Un'allucinazione amichevole, appunto.
Si sbagliano tutti, ovunque, a qualsiasi riguardo. Sono tutti preda della Deformazione Metaforica, ma non lo sanno. Se lo sapessero, si sbaglierebbero in maniera diversa. E' infatti impossibile sfuggire alla Deformazione Metaforica. Pure gli Illuminati dalla Bibita della Rivelazione (coloro che le parole di Sheckley un dì benedissero a caso) sono preda di questa belva impietosa che per definizione mai risparmia alcun cervello. Provate a pensare a qualcosa, e a spiegare a voi stessi che cosa tal cosa mai sia e significhi. Gira che ti rigira, vi ritroverete a spiegare a voi stessi che quella cosa ha le caratteristiche di qualcos'altro. Non riuscirete mai a trovare niente che abbia significato in sé (e che lo mantenga per più di qualche minuto). In qualsiasi cosa dovrete sempre trovarci le caratteristiche di qualcos'altro. Dopo un po', proseguendo a ragionare, arriverete a sostenere che qualsiasi cosa è in realtà tutt'altra cosa. Ecco i diabolici effetti della Deformazione Metaforica.
La nostra mente si regge su di una bizzarra architettura metaforica. I nostri strumenti sensori ed il nostro cervello non sono in grado di percepire la Realtà (con la erre maiuscola). Essi non riescono ad andare oltre ad un rapporto improprio con la realtà con la erre minuscola - il minimo necessario per sopravvivere. Tutto ciò si traduce in un'allucinazione costante e mutevole. Costante, perché sempre e comunque di allucinazione si tratta. Mutevole, perché al nostro cervello non basta essere sempre in errore. Il nostro cervello pretende anche di riconfigurare continuamente le peculiarità dell'errore adattandole alle proprie mutanti convenienze. In parole povere, anzi, poverissime, tutti sempre e comunque cambiano opinione su tutto a seconda delle proprie convenienze del momento. Il che, anche se estremamente pratico, è non meno disgustoso agli occhi di chi abbia l'hobby di notare le oscenità altrui (le oscenità proprie non sono mai poi così oscene, e diventano un hobby solo per chi va dallo psicanalista).
Vittime della Deformazione Metaforica, molti individui si convincono di essere le persone che credono di essere. Per scongiurare di accorgersi dell'errore, volentieri si vantano della propria presunta identità - in realtà frutto allucinatorio della metafora che essi devono usare nella loro mente per smettere di porsi il problema di cosa essi invece siano in realtà. La Deformazione Metaforica è quindi un utile corroborante dell'identità, ed in massicce dosi genera addirittura l'identità professionale. Ovunque è un brulicare di umani convinti di essere la professione che esercitano per campare. Tale è la distorsione che la Deformazione Metaforica esercita sulla realtà percepibile, che si giunge a sbandierare la professionalità quale virtuoso modello esistenziale di riferimento. C'è gente che a tal punto si convince di essere un avvocato, che non riesce ad evitare di chiedere la parcella anche agli amici. Vedendo loro stessi come l'analogo (o meglio la metafora) degli avvocati loro colleghi, a tal punto la Deformazione Metaforica modifica la loro interpretazione di sé che essi finiscono per confondere irreversibilmente la propria persona con il professionista che fingono di essere. La massima professionalità corrisponde infatti a quella finzione estrema in cui il soggetto dimentica completamente di essere solo un essere umano. Tutto ciò vale naturalmente per tutte le categorie professionali, partendo dalle più nobili - come le puttane e i politici - fino alle più ignobili - come i medici e i giornalisti.
Ma la Deformazione Metaforica ha mille facce, e non tutte così tragiche. La maggior parte, anzi, sono per lo più ridicole. Non possiamo qui elencarle tutte, anche perché nessuno ci paga (noi a scrivere e voi a leggere). Quindi faremo un esempio soltanto.
Ci sono esseri umani che si convincono di essere scrittori. Quindi scrivono. In virtù della Deformazione Metaforica, essi sono davvero convinti di codificare in ciò che scrivono i significati desiderati. Tuttavia, chiunque legga qualsiasi libro, finirà per allucinare in esso solo quei significati che già gli stanno covando in mente. La Deformazione Metaforica impone che ognuno sempre e ovunque comprenda una cosa per l'altra. Quindi nessuno scrittore può davvero comunicare ciò che vuole a chi lo legge. Altrimenti i bei libri piacerebbero a tutti e nessuno leggerebbe i libri brutti. In realtà, come sappiamo, è vero il contrario. La gente legge per lo più libri brutti, e se legge libri belli lo fa per sbaglio. In genere, la sedicente élite intellettuale riconosce infatti per bello un libro solo molti decenni (o secoli) dopo che è stato scritto. Ci vuole allora molto tempo per comprendere la bellezza di un opera? No. Ci vuole molto tempo prima che la sedicente élite intellettuale inizi a credere nella bellezza di un opera. Più della comprensione al mondo vale infatti la fede, e pure questo, se andiamo a vedere, è ascrivibile all'imprescindibile meccanismo della Deformazione Metaforica.
Vi ho sconcertati? Dopo tutto questo spreco di parole non avete ancora capito cosa sia la Deformazione Metaforica? Vi consolerò. Non l'ho capito neanch'io. Ma ho compreso che c'è e che ne siamo chissà perché tutti prigionieri per sempre.
sabato 10 ottobre 2009
Il Toro!
Niente di meno, in un recinto trovo sabbia e terra.
Niente di meno, scalcio e le pietre sibilano nell’aria calda.
Sbuffo, un anello tremante al naso e le mie umide nari si spandono.
Cosi risucchio polvere ed aria per i miei grandi polmoni e le mie zampe premono.
Guardo – occhi fissi- .
Aggrotto la fronte serro le mascelle e punto il rosso e cosi spingo, elasticamente tese le mie natiche si contraggono, ogni colpo tremo e trema la terra – Scalcio!.
Il petto stretto dalla sua stessa massa, montagna di muscoli le cui cime avanzano. Le mi zampe anteriori reggono i pettorali possenti, reggono il collo granitico.
Lo vedo è li il mio rossore, abbasso la testa , sono sempre più vicino ed il percorso si restringe nell’imbuto della mia rabbia.
Impatto!.......sabbia e polvere
Dov’è ora il rosso fazzoletto, lo vedevo adamantino e con le corna puntate ne volevo la carne.
DOV’E’!! le zampe anteriori frenano il peso delle mie convinzioni; un attimo di dubbio e di nuovo Rabbia ed il sole che scalda la mia pelle.
Non è il bersaglio a far di me quello che sono è quello che sono a rendere diverso ciò che vedo!
Cosi spalanco gli occhi e nella polvere carico, che il sacro rossore mi aspetti, io romperò la terra sotto le mie zampe e fenderò l’aria con il bianco delle mie arcuate armi.
Trema oggi sacro rossore, rifuggi nella tua effimera natura perchè seppur ti inseguo le mie zampe sono instancabili, l’aria dei miei polmoni calda come brace ed io ti prenderò..... e delle mani che ti brandiscono? Nulla più...
Niente di meno, scalcio e le pietre sibilano nell’aria calda.
Sbuffo, un anello tremante al naso e le mie umide nari si spandono.
Cosi risucchio polvere ed aria per i miei grandi polmoni e le mie zampe premono.
Guardo – occhi fissi- .
Aggrotto la fronte serro le mascelle e punto il rosso e cosi spingo, elasticamente tese le mie natiche si contraggono, ogni colpo tremo e trema la terra – Scalcio!.
Il petto stretto dalla sua stessa massa, montagna di muscoli le cui cime avanzano. Le mi zampe anteriori reggono i pettorali possenti, reggono il collo granitico.
Lo vedo è li il mio rossore, abbasso la testa , sono sempre più vicino ed il percorso si restringe nell’imbuto della mia rabbia.
Impatto!.......sabbia e polvere
Dov’è ora il rosso fazzoletto, lo vedevo adamantino e con le corna puntate ne volevo la carne.
DOV’E’!! le zampe anteriori frenano il peso delle mie convinzioni; un attimo di dubbio e di nuovo Rabbia ed il sole che scalda la mia pelle.
Non è il bersaglio a far di me quello che sono è quello che sono a rendere diverso ciò che vedo!
Cosi spalanco gli occhi e nella polvere carico, che il sacro rossore mi aspetti, io romperò la terra sotto le mie zampe e fenderò l’aria con il bianco delle mie arcuate armi.
Trema oggi sacro rossore, rifuggi nella tua effimera natura perchè seppur ti inseguo le mie zampe sono instancabili, l’aria dei miei polmoni calda come brace ed io ti prenderò..... e delle mani che ti brandiscono? Nulla più...
lunedì 5 ottobre 2009
La coccinella ed il bruco
La coccinella ed il bruco: dove ti posi oggi piccola e rossa coccinella? Chiese il bruco.
la coccinella: Mi alzo in volo e quando sono stanca e voglio posarmi, uno stelo od un petalo mi fanno da palco... e tu bruco?
Il bruco rispose: oh io vedo solo ad un passo da me, non posso che ripiegarmi per disterndermi e cosi scivolo verso il verde del mio scenario. Ma tu pittusto amica coccinella, per te il mondo appare come una macchia di colori, vedi le radici delle cose e dall’alto scegli dove poggerai le tue zampe. Deve essere bello volare ed ancor più bello camminare dopo aver conosciuto il cielo, perchè in fin dei conti una volta attaversato l’azzurro la mente rimane sospesa anche se il corpo torna nel verde del nostro mondo, e si cammina come se si volasse. Vorrei poter vedere ciò che tu vedi.
E la coccinella rispose: bruco mio, non ti nego che potersi staccare rende più bello il posarsi che ne segue ma sai anche io vorrei vedere come tu vedi. Sinuoso ti muovi e la visione dell’insieme non ti confonde, non hai bisogno di scegliere dove posarti se non hai ali per sollevarti. Ogni passo è una scoperta per te amico mio, ogni meta un traguardo. Tu conosci il tempo presente ed è proprio per questo che il tuo nutrimento è sempre sotto le tue zampe, non manchi di nulla che non sia raggiungibile data la tua innata pazienza. So che ciò che vedi dal basso della tua prospettiva appare gigante, ma in fin dei conti sei nel giusto. Per quanto ci si distanzi siamo sempre troppo vicini per vedere quanto infinitamente piccoli ed immensamente grandi siamo.
IL bruco medito per qualche secondo e disse...: sai amica mia, se ci soffermiamo un istante mi rendo conto che l’ampia visione da noi cercata ed il desiderio dell’opposto si realizza proprio adesso, lo scambio delle nostre vedute è l’abbraccio del cielo e della terra.
La coccinella sorrise e disse: hai ragione solo con te conosco la natura del tempo mentre solo con me puoi conoscere la gioia del volo. Forse potremmo restare a parlare un altro pò, non è ancora l’alba.
e Cosi Sole e luna si rincorsero come al solito senza mai raggiungersi mentre un verde bruco ed una rossa coccinella si fissavano negli occhi.
la coccinella: Mi alzo in volo e quando sono stanca e voglio posarmi, uno stelo od un petalo mi fanno da palco... e tu bruco?
Il bruco rispose: oh io vedo solo ad un passo da me, non posso che ripiegarmi per disterndermi e cosi scivolo verso il verde del mio scenario. Ma tu pittusto amica coccinella, per te il mondo appare come una macchia di colori, vedi le radici delle cose e dall’alto scegli dove poggerai le tue zampe. Deve essere bello volare ed ancor più bello camminare dopo aver conosciuto il cielo, perchè in fin dei conti una volta attaversato l’azzurro la mente rimane sospesa anche se il corpo torna nel verde del nostro mondo, e si cammina come se si volasse. Vorrei poter vedere ciò che tu vedi.
E la coccinella rispose: bruco mio, non ti nego che potersi staccare rende più bello il posarsi che ne segue ma sai anche io vorrei vedere come tu vedi. Sinuoso ti muovi e la visione dell’insieme non ti confonde, non hai bisogno di scegliere dove posarti se non hai ali per sollevarti. Ogni passo è una scoperta per te amico mio, ogni meta un traguardo. Tu conosci il tempo presente ed è proprio per questo che il tuo nutrimento è sempre sotto le tue zampe, non manchi di nulla che non sia raggiungibile data la tua innata pazienza. So che ciò che vedi dal basso della tua prospettiva appare gigante, ma in fin dei conti sei nel giusto. Per quanto ci si distanzi siamo sempre troppo vicini per vedere quanto infinitamente piccoli ed immensamente grandi siamo.
IL bruco medito per qualche secondo e disse...: sai amica mia, se ci soffermiamo un istante mi rendo conto che l’ampia visione da noi cercata ed il desiderio dell’opposto si realizza proprio adesso, lo scambio delle nostre vedute è l’abbraccio del cielo e della terra.
La coccinella sorrise e disse: hai ragione solo con te conosco la natura del tempo mentre solo con me puoi conoscere la gioia del volo. Forse potremmo restare a parlare un altro pò, non è ancora l’alba.
e Cosi Sole e luna si rincorsero come al solito senza mai raggiungersi mentre un verde bruco ed una rossa coccinella si fissavano negli occhi.
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